Un molo che invecchia e costa diventa la porta del paese verso il mare: si ripara, si guadagnano ormeggi per barche più grandi e in testata nasce un luogo per studiare il mare e farlo conoscere.
Immagine principale — la testata e il castello
La darsena comunale nasce all'inizio degli anni Settanta alla foce del Bruna. Il molo di levante che la protegge dal mare è un pontile sopraelevato su 168 pali, lungo circa 375 metri e largo nove e mezzo, collaudato nel 1976.
Oggi ospita circa 120 imbarcazioni, i pescatori della domenica, chi passeggia fino al fanale verde. La testata, nel punto più bello, con il castello alle spalle e il mare aperto davanti, è una piattaforma di cemento senza funzione, e sul lato mare la scogliera mostra i primi crolli.
Ortofoto dello stato attuale
Cinquant'anni di spruzzi salini hanno consumato il molo, e ripararlo è solo una spesa.
Le travi di bordo hanno perso il copriferro, le staffe sono corrose fino alla rottura e una parte della soletta va ricostruita. Lo studio di fattibilità commissionato dal Comune nel 2018 stimava un intervento da 1,5 milioni di euro di quadro economico. Rivalutato a oggi si avvicina ai 2 milioni, e non comprende i crolli della scogliera in testata.
Lo stesso studio escludeva il partenariato con i privati per una ragione semplice: una manutenzione non produce reddito. Così il conto resta tutto a carico del bilancio comunale, e intanto il mare continua a lavorare.
Foto — il degrado sotto l'impalcato
La riparazione non è più fine a sé stessa, ma diventa l'occasione per far lavorare il molo. Le mosse sono tre.
Si ripristinano le strutture in calcestruzzo, si proteggono i pali nella zona degli spruzzi e si ricostruisce la scogliera crollata sulla testata.
Il pontile interno, che parte dal piazzale, viene assottigliato: alla radice passa da 13,5 a meno di 7 metri, e si libera lo specchio d'acqua necessario a ormeggiare e far manovrare imbarcazioni più grandi, oggi escluse dalla darsena.
Sulla testata, sotto la quota del muro paraonde e quasi nascosto tra i massi, nasce il Centro di Scienze del Mare. Al piano alto, affacciati sul castello e sul mare aperto, uno spazio espositivo e un'aula per le scuole. Al piano basso, i laboratori dell'osservatorio. Lungo il molo, un percorso tra la scogliera e piccoli punti d'ombra accompagna fino alla testata.
| Intervento | Misura |
|---|---|
| Molo di levante da ripristinare | 375 m |
| Pontile interno da demolire | ≈ 220 mq |
| Larghezza alla radice del pontile | 13,5 → 6,75 m |
| Osservatorio Talassografico | ≈ 300 mq |
Schema — la darsena dopo l'intervento
Da sola la riparazione non interessa a nessun investitore, ma con gli ormeggi per le barche più grandi il porto genera un reddito, e allora il project financing diventa possibile. Un concessionario realizza le opere e gestisce la darsena per un periodo stabilito, e i canoni degli ormeggi ripagano l'intervento sul molo.
L'osservatorio può contare su risorse diverse: accordi con università ed enti di ricerca, programmi europei per l'economia del mare, le scuole del territorio come primo pubblico.
Il Comune smette di inseguire una spesa e si ritrova un porto che si mantiene da sé, con in più un luogo pubblico sul mare.
Vista dal mare
L'arrivo lungo il molo
La risalita alla testata
I punti d'ombraOttobre 2026 — La proposta parte da uno studio preliminare sulla testata e dallo studio di fattibilità del Comune sul pontile. I prossimi passi sono la verifica paesaggistica, trattandosi della fascia costiera, e la ricerca di un possibile concessionario.
Che tu sia un diportista, un ricercatore, un insegnante o un possibile gestore, scrivimi: le idee crescono con chi le condivide.
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